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ALLERGOLOGIA PEDRIATRICA

CENTRO MEDICO DI PREVENZIONE, DIAGNOSI E TERAPIA DELLE MALATTIE DI INTERESSE ALLERGOLOGICO-PEDIATRICO.

La direzione di questa nuova attività si avvarrà della collaborazione del prof. Luigi Nespoli specialista in Pediatria, Allergologia Pediatrica, Ematologia.

 

Le allergie nel bambino

Le malattie allergiche nel bambino comprendono:

  • dermatite atopica,
  • allergia alimentare,
  • asma,
  • rinite,
  • rinocongiuntivite.

Queste malattie sono causate da un tipo particolare di anticorpi, definiti IgE. Una caratteristica delle malattie allergiche, IgE mediate, è la rapidità  con la quale compaiono i sintomi quando si incontri un allergene . Ad esempio, il bambino allergico al gatto, comincia a starnutire, lacrimare, tossire appena entra nella casa di un amico che possiede un gatto. Lo stesso avviene per l’allergico al polline delle graminacee: in primavera quando il bambino va a giocare nel prato o aiuta a tagliare l’erba in giardino, comincia a tossire o a grattarsi perché è venuto a contatto con il polline delle graminacee che costituiscono la quasi totalità dell’erba di un prato.

La prima manifestazione allergica del bambino del 1° anno di vita, lattante, è la dermatite atopica che ha come segni specifici il prurito e l’arrossamento della cute in zone molto specifiche. Ad esempio nel lattante colpisce la fronte, le pieghe dietro le orecchie, le guance, il dorso delle mani. Viene di solito risparmiata l’area del pannolino. Nel bambino più grandetto le lesioni tipicamente si localizzano alle pieghe antecubitale e poplitea, dietro le ginocchia, o alla base del collo. La dermatite atopica esordisce già nel primo trimestre di vita. Il prurito nel piccolo lattante può manifestarsi con irrequietezza, sonno disturbato e solo nel 2°-3° trimestre il piccolo, ormai più autonomo, riesce a grattarsi fino a causare lesioni sanguinanti che possono anche infettarsi.

Diversamente da quanto si legge sui media, solo meno della metà delle dermatiti atopiche è dovuta ad una allergia IgE mediata e solo in una piccola parte di questi bambini si tratta di allergia al latte vaccino. Va sottolineato che l’allergia è verso le proteine del latte presenti, anche nei formaggi e negli altri derivati, e non verso il lattosio, zucchero del latte. Il lattosio può causare disturbi gastrointestinali anche nel bambino (molto raramente nel lattante), ma non si tratta, contrariamente a quanto si legge, di una allergia, IgE mediata, ma di una vera intolleranza dovuta alla mancanza nell’intestino dell’enzima che lo digerisce, la lattasi. Questa intolleranza è molto comune negli adulti, ma può essere presente anche nei bambini.

La marcia allergica (Max Kjellman, 1994).

Le manifestazioni allergiche nel ambino hanno la caratteristica di modificarsi con l’età. Il termine “marcia allergica” indica il progressivo passaggio con l’età dalla dermatite atopica, alla allergia alimentare, alla asma, alla rinite/rinocongiuntivite. Molto spesso i bambini   in età prescolare presentano respiro sibilante, “fischiante”, “wheezing” in concomitanza con una infezione virale delle prime vie aeree rinite, faringite o di una bronchite. Questo “wheezing” non equivale ad asma in quanto solo una piccola parte di questi bambini diventerà asmatico: i soggetti allergici, quelli che hanno fratelli o  genitori allergici.

La marcia allergica dalla dermatite all’asma può essere interrotta? Certamente sì. 

L’allattamento protratto al seno materno è in grado di proteggere molto spesso, ma non sempre, il neonato/lattante dalla comparsa di dermatite atopica e di malattie allergiche respiratorie. L’essere nato per le vie naturali piuttosto che da taglio cesareo, essere terzogenito piuttosto che primogenito, vivere in un ambiente agricolo a contatto con diversi tipi di animali, giocare in giardino avere contatto con il terriccio, tutto questo aiuta a prevenire le manifestazioni allergiche. Agli inizi degli anni novanta il prof. Strachan LD  elaborò la “ipotesi igienica” che ancora oggi è considerata valida. Ovviamente questo stile di vita più “naturale” è applicabile in ambienti nei quali le condizioni igieniche siano buone perché altrimenti i bambini possono acquisire microbi pericolosi quali la salmonella, parassiti quali la tenia o inquinanti ambientali.  Un uso molto mirato degli antibiotici protegge il bambino dallo sviluppare malattie allergiche in quanto non si altera il microbioma, costituito dai batteri “buoni, amici” che vivono principalmente nell’intestino, ma anche nel cavo orale o nelle vie respiratorie, che può svolgere appieno il suo ruolo protettivo.

Come si diagnosticano le malattie allergiche?  

In primo luogo raccogliendo una anamnesi, “storia”, personale e famigliare e ambientale molto accurata. In queste malattie il “paziente” (o i suoi genitori) diventa vero attore e non più solo esecutore di quanto gli prescrive il medico in quanto dalle sue parole inizia il percorso che porterà ad interpretare i suoi sintomi.

In seconda battuta è estremamente importante la visita, esame clinico, molto scrupolosa che tenga conto delle caratteristiche del bambino che si modificano rapidamente col passare di pochi mesi o anni.

In terza battuta c’è la ricerca delle IgE specifiche che può essere fatta in vivo direttamente sulla cute del bambino mediante i prick test. Questi test si eseguono ponendo una goccia dell’estratto allergenico sulla cute, pungendo con una lancetta di plastica e leggendo dopo 15 minuti la reazione sulla cute stessa. In alcuni casi, soprattutto nel sospetto di allergia a frutta o vegetali, si utilizza l’alimento fresco, si parla allora di “prick by prick”. Le stesse informazioni si possono ottenere anche inviando in laboratorio un campione di sangue che verrà messo a contatto con gli allergeni che avremo scelto in base alla anamnesi personale. Questo esame fu chiamato RAST quando fu introdotto in quanto utilizzava sostanze radioattive. Oggi questo esame è stato sostituito da test immunoenzimatici che non utilizzando isotopi radioattivi, ma il termine RAST viene ancora impiegato dai non specialisti per indicare la ricerca delle  IgE specifiche in vitro, in laboratorio.

È utile giungere ad una diagnosi di allergia?

Certamente sì. Non solo perché è meglio saper che non sapere, ma soprattutto perché in questo modo si possono utilizzare i farmaci in modo corretto e mirato e si evita di interpretare sintomi respiratori che insorgano ad esempio in primavera come dovuti a infezioni virali quando in realtà sono espressione di una sensibilizzazione allergica. In alcuni casi, per esempio un bambino allergico al gatto o allergico alle arachidi, non sono necessari farmaci, ma sarà sufficiente non entrare a in un ambiente dove vive un gatto o non consumare le arachidi. Nel caso di un bambino con rinite o asma da allergia agli acari domestici che si annidano in tappeti, coperte, materassi e cuscini  si debbono adottare misure ambientali quali ridurre della umidità nell’ambiente domestico, regolare la temperatura ambientale, utilizzare i tessuti barriera: in questo modo si vedranno migliorare i sintomi e si ridurrà l’uso di farmaci. Nei bambini allergici alle graminacee è possibile programmare una profilassi farmacologica nella stagione di pollinazione evitando in tal modo che il bambino soffra e migliorando la qualità di vita sua e della sua famiglia. Una profilassi attenta permette anche a questo bambino di fare una partita di calcio con i suoi compagni e di poter godere della bella stagione insieme ai suoi amici. È possibile anche attuare una desensibilizzazione specifica verso gli allergeni siano questi pollini, acari o miceti. Questa “vaccinazione” migliora o risolve la sintomatologia e soprattutto arresta la “marcia allergica”: il bambino rinitico non diventerà asmatico o se asmatico non vedrà aggravarsi la sua sintomatologia asmatica. La ricerca delle IgE specifiche mediante prick test o RAST può essere eseguita a qualsiasi età quando ci sia una anamnesi positiva. Ovviamente dal momento che esiste una “marcia allergica”, può essere che un bambino a 1 anno sia allergico alle proteine del latte e a 10 anni non sia più allergico al latte ma agli acari o alle graminacee. L’allergia alimentare rappresenta una sfida diagnostica perché raramente l’alimento viene consumato fresco, allo stato naturale. Di solito nel nostro piatto troviamo cibi preparati mescolando vari ingredienti che vengono cotti in modi molto differenziati: si formano nuovi composti, nuovi allergeni, mentre altri vengono denaturati o distrutti. Nonostante ciò grazie alle informazioni che ci vengono fornite dalla mamma è possibile identificare l’alimento responsabile. Nel lattante e nel bambino in età prescolare gli alimenti responsabili di allergie sono pochi: latte, uova, frutta secca e pochissimi altri.  Di regola molte allergie alimentari del 1° anno di vita tendono a scomparire per l’età scolare. Le reazioni che seguono alla assunzione dell’alimento possono essere lievi, quali orticaria, ma talvolta sono sistemiche con difficoltà respiratoria, vomito, diarrea, ipotensione fino alla anafilassi. La anafilassi è una emergenza, richiede la somministrazione immediata di adrenalina. Il percorso diagnostico nel dubbio di allergia alimentare inizia con il dato anamnestico e prosegue con la ricerca delle IgE specifiche in vivo o in vitro e si conclude con la somministrazione, in ambiente protetto, dell’alimento sospetto. (Test di provocazione orale) Va ricordato che il riscontro di IgE specifiche  nei test in laboratorio indica una sensibilizzazione, ma non basta per sottoporre il bambino ad una dieta ristretta. Questa potrà essere proposta sulla base della anamnesi e dell’eventuale test di provocazione orale.

Come accennato, esistono allergeni alimentari che vengono distrutti dal calore, altri che aumentano la loro allergenicità se esposti a particolari temperature, allergeni che possono causare reazioni gravi, anafilattiche, ed altri che causano solo leggeri sintomi locali. È possibile grazie alla diagnostica molecolare oggi disponibile nei laboratori, identificare esattamente l’allergene in causa e decidere se il soggetto sia ad alto rischio e debba avere sempre con sè una confezione di adrenalina autoiniettabile. Per questi bambini sarà necessario fornire alla famiglia ed alla mensa comunitaria indicazioni precise per il tipo di dieta da seguire e sarà anche necessario identificare all’interno della comunità scolastica una figura che possa somministrare la adrenalina in caso di necessità.

Conclusioni

Le manifestazioni allergiche possono essere molto variegate nel bambino ancor più che nell’adulto e si modificano con il tempo, “marcia allergica”. Questa può essere interrotta o ritardata da interventi sullo stile di vita della famiglia e del bambino, oltre che da interventi farmacologici. La identificazione dell’allergene responsabile permette di evitarlo o di predisporre le misure necessarie per migliorare la qualità di vita del bambino e della sua famiglia. Una corretta diagnosi permette di interpretare il quadro clinico che può in realtà essere la espressione di altre patologie.

LE PRINCIPALI PRESTAZIONI

Visita allergologica € 80
Visita allergologica di Controllo € 60
Visita allergologica e prick test € 110

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